And the winner is… il mio libro preferito del 2017

Nella mia fase di assestamento sul nuovo anno, una cosa che faccio spesso è guardare le copertine dei libri che ho letto, salvate nella mia libreria di Anobii.com, per decidere quale è quello che mi è piaciuto di più. 
Tutto sommato sono soddisfatta, è stata un’annata positiva, ho letto così tanti libri che mi sono piaciuti che ho quasi faticato a trovare il mio vincitore di quest’anno. 

Come sempre la mia libreria è dominata dai titoli per ragazzi, soprattutto fantasy: li leggo in parte per avere dei libri da consigliare e condividere con l’ado (Mary Sun è ancora nella fascia di lettura “infanzia”, quindi ho ancora tantissimi titoli da consigliarle… l’ado ha già stra-letto tutto…), in parte perché mi piacciono proprio: secondo me l’età non c’entra: quando un libro per ragazzi è una bella storia scritta bene, è bello anche per gli adulti. 

Abbiamo scoperto la saga “Magisterium” di Holly Blake e Cassandra Clare (Mondadori), che ci è piaciuta molto. Una specie di Harry Potter al contrario… chi ha letto anche solo il primo libro della saga, “L’anno di ferro”, capisce a cosa mi riferisco. 

Quest’anno ho letto anche un paio di saggi (wow!): “Il dilemma dell’onnivoro” di Michael Pollan (Adelphi) e “Il cervello degli adolescenti”, di Frances Jensen (Mondadori). Per motivi diversi, ho trovato entrambi i titoli estremamente interessanti. 

Il saggio di Pollan sulle tematiche legate al cibo è illuminante, dinamiche complesse sono spiegate in modo cristallino, attingendo anche all’esperienza diretta dell’autore che ha voluto provare sul campo la vita in una fattoria bio (lavoro compreso) o la caccia, per reperire direttamente tutto il cibo necessario alla preparazione di una cena. Ho letto insieme all’ado una pagina del “dilemma”, senza aggiungere alcun commento: è stata sufficiente la lista degli ingredienti contenuti nelle crocchette di pollo del fast food e relativi effetti sull’organismo umano per fare dire all’ado qualche giorno dopo: “Andiamo a mangiare dove volete tranne che da MacDonald”. Son cose che danno soddisfazione. Quindi, grazie Michael.

Per quanto riguarda il libro sul cervello, è una lettura imprescindibile per qualsiasi genitore alle prese con l’adolescenza… lo sto consigliando a tutte le mie amiche. Capire che certe azioni per me inspiegabili non sono dovute al fatto che l’ado è posseduto da un alieno, ma, in parte, alla neurologia e alla fisiologia cerebrale che caratterizzano questa fase della vita, è molto rasserenante. Vedere alcuni aspetti da un’altra prospettiva mi ha aiutato a rapportarmi con l’ado in modo diverso, con molta più consapevolezza, anche se ovviamente i problemi con il figlio adolescente non sono spariti da un momento all’altro, ma per questo, come sappiamo dalla saga di Harry Potter, non è sufficiente nemmeno la bacchetta magica di mamma Weasley.

A proposito: Harry Potter and the Cursed Child è stato (per me) il grande avvenimento editoriale dell’anno, ma purtroppo non è il mio libro preferito. Per quanto abbia amato ritrovarmi a Hogwarts e vivere con Harry, Hermione, Ron e la nuova generazione di personaggi, non c’è l’ampio respiro che caratterizza gli altri libri della saga. Ottima sceneggiatura di uno spettacolo teatrale, che deve essere molto bello da vedere dal vivo, ma non riesco a considerarlo davvero l’ottavo volume della saga. 

Ci avviciniamo al podio. Appena ho visto in biblioteca (settore ragazzi) un libro con la copertina fiabesca e il nome di Timothée de Fombelle il mio cuore ha fatto un balzo.


 Timothée è l’autore di “Tobia”, romanzo per ragazzi che prima io e poi l’ado abbiamo amato alla follia. Ho preso subito il libro in prestito e l’ho letto combattuta tra il desiderio di divorarlo e quello di centellinare la lettura per rimanere in questo mondo in bilico tra realtà e fiaba, presente e passato,  descritto in modo incantevole. Non ho mai letto un libro per ragazzi così romantico, capace di trasmettere lo struggimento del primo amore, senza cadere nel melenso. Fiaba, magia, mistero sono il motore che portano avanti la narrazione e mi hanno tenuta incollata alle pagine. 

Durante l’estate ho letto “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia, la storia di Don Puglisi raccontata dal punto di vista di un ragazzo della Palermo bene coinvolto dal “prete-antimafia” nel lavoro con i bambini del quartiere Brancaccio. 


Bellissima la figura di Don Puglisi, molto bravo D’Avenia a descrivere luci e ombre di Palermo, che evidentemente conosce molto bene, ma, dal mio modesto punto di vista, personaggi e dialoghi poco verosimili sono il punto debole del romanzo. È come se Don Puglisi, personaggio a tutto tondo, fosse circondato da marionette, o meglio da pupi siciliani, che si muovono e parlano perché qualcun’altro li sta guidando. Ho comunque apprezzato l’ottima intenzione dell’autore di far conoscere in tutta la sua umanità una persona eccezionale come Don Puglisi, per cui avevo pensato che questo sarebbe stato il mio libro dell’anno. 

Ma poi, nella continua ricerca di nuovo materiale per il voracissimo lettore di casa, ho trovato in biblioteca quasi per caso la trilogia “Caos” di Patrick Ness. Gabri ha letto il primo volume ed è rimasto turbato dal finale amaro e negativo del primo libro e mi ha accusata di avergli fatto leggere un libro che lo faceva star male e, in estrema sintesi, come al solito, di essere una madre orribile. Ci sono rimasta malissimo. Il punto è che non avevamo ancora capito che fosse una trilogia, perché, misteri dell’editoria, il primo volume è stato pubblicato prima da Rizzoli con il titolo “Il buco nel rumore” ed effettivamente non è chiaro che si tratta della prima parte di una storia (anche se quel finale mi suonava proprio strano), in seguito Mondadori lo ha ripubblicato con il titolo “Caos – La fuga”, con una veste grafica particolare e specificando che si trattava di una trilogia. Quando in biblioteca ho trovato questo libro, affiancato al secondo volume, insomma, ho esultato! La storia continuava!


Non avevo mai sentito parlare della saga “Chaos walking” di Patrick Ness e mi sono stupita molto: è una trilogia distopica del genere che va di moda al momento, ma molto più profonda e coinvolgente di libri simili, ad esempio Divergent. 


Non faccio qui il riassunto della trama, che si può trovare nel web in tantissimi siti, vorrei solo dire perché questa trilogia è riuscita a battere,  nel mio cuore, gli altri ottimi candidati. Non ho mai trovato in libri per ragazzi una descrizione così forte di temi come l’instaurarsi di una dittatura, l’uso della tortura e della manipolazione psicologica, il terrorismo,  la discriminazione razziale, la segregazione femminile, la vendetta, la redenzione… come mantenersi innocenti, puri, in una società che persegue sistematicamente la soppressione delle qualità che ci rendono umani, a partire dai bambini? La risposta, come sempre, è solo una. Ma Patrick Ness trova strade e parole nuove per dare questa risposta. 


La prima parte della saga, raccontata dal punto di vista di Todd, il ragazzo protagonista della storia, può risultare di difficile lettura: il racconto è pieno di errori di ortografia peculiari, come se fosse scritto da un ragazzo dislessico. A una mia amica questo ha dato un po’ fastidio, ha trovato appesantisse inutilmente la narrazione e non ha finito il libro. A me invece è piaciuto anche questo aspetto del personaggio, il fatto di avere una voce tutta sua, che nel corso degli eventi raccontati si evolve. In ogni caso ritengo valga la pena andare avanti, perché Todd è uno dei personaggi maschili più belli degli ultimi anni, per me. 

Abbiamo parlato di questo libro con Gabri per tutta l’estate: di cosa lo aveva turbato, cosa gli era piaciuto, quali riflessioni gli avevano suscitato i diversi personaggi e l’intreccio. Abbiamo anche pensato a come potrebbe continuare la storia.

Avere così tanti spunti per parlare di cose importanti con un figlio di 12 anni è impagabile: per questo “Caos”, dal primo al terzo volume, si è aggiudicato il mio personale premio di “Miglior libro dell’anno – 2017”.

Caos – La fuga

Caos – Il nemico 

Caos – La guerra 

Patrick Ness, Mondadori 

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